È vero, le nuove generazioni hanno abitudini diverse rispetto a quelle precedenti alla medesima età. Ma tutti noi, non solo i millennials, ormai consideriamo, lo smartphone un prolungamento del nostro corpo, è uno strumento dal quale non ci si separa, è la prima cosa che si guarda al mattino e l’ultima la sera. Si cammina per strada con il cellulare in mano; c’è chi scrive, chi ascolta la musica, chi risponde a una mail, chi fa una chiamata di lavoro e chi aspetta solo la situazione giusta da intrappolare per poi condividerla sui social. Siamo inoltre abituati a vivere in un mondo che ci permette di conoscere ciò che vogliamo quando vogliamo, basta porre una domanda per esempio a “Siri” o a “Google” e avremo una risposta immediata senza nemmeno doverci sforzare di scrivere. Non sono solo le abitudini a cambiare ma anche il nostro modo di vivere, di relazionarci con il mondo e di apprendere.

Il tempo delle lezioni frontali sembra ormai passato e si sta andando verso un apprendimento continuo suddiviso in piccole pillole di conoscenza. La teoria della “curva dell’attenzione” ci mostra l’incapacità delle persone di prestare lo stesso grado di attenzione nel tempo.

Come si può notare dal grafico soprastante dopo 7/8 minuti raggiungiamo il picco dell’attenzione, questa poi andrà a decrescere. Alcuni studi condotti da Microsoft, hanno evidenziato che l’”attention span” sta diminuendo, nel 2000 la capacità media di concentrazione era pari a 12 secondi, nel 2013 è scesa a 8 secondi. Le nuove generazioni, se non sanno come fare una cosa, vanno subito a cercare un tutorial su YouTube, di certo non si mettono a cercare il “manuale delle istruzioni, per l’uso”. Un corso formativo in aula di ore o un contenuto online molto lungo non avrebbero successo: dopo pochi secondi il discente starebbe già pensando ad altro. Suddividere un argomento in più parti aiuta la persona a concentrarsi su quella specifica questione; inoltre se nel “capitolo successivo” viene ripreso l’argomento precedente, si avrà anche una maggiore ritenzione. Hermann Ebbinghaus fu uno dei primi a studiare la memoria e a lui dobbiamo due grandi scoperte: “la curva dell’oblio” e “l’apprendimento distributivo”. Lo studioso tramite un esperimento è riuscito a scoprire il numero di informazioni che ricordiamo dopo un certo tempo; la curva dell’oblio è proprio la curva che descrive questo andamento. Dalla ricerca di Ebbinghaus è emerso che la maggior parte delle cose studiate vengono dimenticate. Dopo circa una settimana ci ricordiamo solamente il 20% delle informazioni acquisite. Con degli studi successivi, lo psicologo, è arrivato a teorizzare il concetto di “apprendimento distributivo” grazie al quale la nostra ritenzione aumenta. Riprendere un argomento nel corso del tempo ci permette di ricordare maggiormente tale concetto.

Come si evince dal grafico riportato sopra, più un contenuto viene ripassato e più viene ricordato. Anche le neuroscienze concordano con quanto appena detto. Ogni volta che si apprende si viene a creare o modificare una sinapsi (il collegamento tra più neuroni). Il nostro cervello è plastico e in continuo cambiamento, alcuni collegamenti muoiono, altri vengono messi in secondo piano e altri ancora vengono creati. Alcuni studi hanno dimostrato che la ripetizione permette il consolidamento delle sinapsi. Quindi per aumentare la ritenzione bisogna cercare di riprendere lo stesso argomento molteplici volte da vari punti di vista. Altro concetto dal quale non si può prescindere quando si parla di memoria è il “chuncking”. Introdotto per la prima volta da George A. Miller, il “chuncking” è il processo cognitivo tramite il quale le persone studiano o memorizzano gruppi di informazioni. Miller ha scoperto che l’essere umano è in grado di memorizzare e riflettere su un numero limitato di “chunck” (oggetti, parole, numeri, simboli, lettere ecc.); è stato sperimentalmente provato che questo numero è pari a 7 +/- 2. Il chunking consiste nella suddivisione di un elemento, troppo lungo da ricordare, in blocchi più brevi.

 

Ricordare un elenco di lettere, per esempio, risulterà più complesso che memorizzare quattro sigle. Potendo memorizzare solamente 7 chuncks alla volta, raggruppare le informazioni in blocchi permette di ridurre il numero di elementi e quindi ricordare maggiormente le informazioni.

Tenendo conto di quanto appena scritto una metodologia efficace di apprendimento potrebbe essere proprio il “microlearning”. L’idea è di trasmettere conoscenza tramite un susseguirsi di piccole pillole formative, tramite la suddivisione di contenuti in micro argomenti. Attualmente questa tecnica viene utilizzata in abbinamento a una piattaforma di e-learning o a dei sistemi di erogazione di formazione online. Questo viene fatto per permettere alle persone di poter fruire dei contenuti quando e dove vogliono. Le nuove generazioni sono sempre connesse e hanno sempre il proprio smartphone con sé; quindi acconsentire l’accesso alla formazione dal proprio cellulare è di primaria importanza. Se pensiamo inoltre alla caratteristica distintiva del microlearning, contenuti di breve durata, possiamo comprendere l’enorme potenzialità del “mobile learning”. Le persone avranno quindi la possibilità di formarsi nelle pause, quando sono in giro; al posto magari di leggere un post su Facebook possono leggere la pillola formativa del giorno. Suddividere l’apprendimento in diverse fasi risulta anche più leggero, meno impegnativo, e alla fine del mese senza nemmeno accorgersene si avrà appreso un intero argomento. In accordo anche con le teorie appena descritte, il “microlearning” permette un aumento della ritenzione dell’informazione, poiché l’argomento può essere ripreso più volte nel susseguirsi del tempo. Inoltre quando si parla di “microlearning” non si può non parlare del “chuncking”. Suddividere una tematica in più parti è come raggruppare una stringa di informazioni in chunck più brevi, semplificando così la memorizzazione: il numero di elementi da processare sarà quindi inferiore. Collegare il microlearning a un LMS permette anche di approfondire gli argomenti creando dei canali di discussione. Consentire alle persone di confrontarsi, di proporre suggerimenti di esprimere la propria opinione, permette di consolidare maggiormente la conoscenza, rafforzando ulteriormente le sinapsi e garantendo quindi un ricordo maggiore nel tempo.

Il microlearning può essere applicato in diversi modi. Può essere usato per esempio come rinforzo, una volta appreso un argomento vengono proposte delle piccole attività per riprendere i contenuti, aumentando cosi la ritenzione. Si possono invece creare delle piccole pillole informative su un argomento specifico e quindi utilizzare il microlearning come strumento di approfondimento. La persona ha la possibilità di imparare cose nuove a suo piacimento quando e dove vuole, anche riprendendo le modalità di fruizione tipiche dei Social Network. Si può anche utilizzare questa metodologia per creare dei veri e propri corsi o percorsi su uno specifico tema, suddividendo i contenuti in micro argomenti correlati tra loro anche tramite regole di propedeuticità. Una delle ulteriori importanti funzioni è anche quella di permettere alla persona di accedere all’informazione nel momento del bisogno. Si possono quindi creare dei contenuti brevi e specifici fruibili dalle persone quando ne necessitano. L’utilizzo del microlearning permette una formazione online a misura di persona, permettendole di accedere alle informazioni secondo le proprie necessità. La brevità di fruizione del singolo contenuto garantisce una maggior flessibilità, si potrà scegliere di formarsi nel momento della giornata che reputiamo migliore per noi.

Il microlearning è quindi una metodologia che combacia con le abitudini odierne. Viviamo in un mondo in cui possiamo accedere all’informazione come e quando vogliamo. Siamo sempre connessi, si apprende tramite i post di amici, si arricchisce la conoscenza tramite il confronto, la condivisione. L’utilizzo del microlearning grazie alla brevità dei contenuti garantisce flessibilità nella fruizione, permettendo quindi alla persona di connettersi all’informazione nel momento più adatto a lei ovunque si trovi. Inserendo questa metodologia in una piattaforma di e-learning si viene a creare un luogo di apprendimento a misura di persona che permetta di apprendere e soprattutto di ricordare senza accorgersene.