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L’avvento di Internet, degli smartphones, dei social networks ha cambiato il nostro modo di vivere e di interagire con gli altri. Ormai viviamo in un mondo fatto di connessioni. Queste nuove tecnologie hanno anche modificato il nostro modo di apprendere? Il modello del 70-20-10 (che abbiamo affrontato nell’articolo precedente: http://www.gamification.it/gamification/gamification-larte-dellimparare-divertendosi/) è ancora valido?

Oggi si apprende in modo diverso; l’aspetto sociale, l’interazione, lo scambio d’informazioni sono diventati fattori centrali. Inoltre l’essere sempre in connessione ci permette di accedere alle informazioni quando vogliamo. Uno degli aspetti che assume valore è la capacità di insegnare e trasmettere agli altri quello che si è appreso. Dan Pontefract nel suo libro “Flat Army: Creating a Connected and Engaged Organization” propone una nuova teoria, il “Pervasive Learning”, che supera il modello “70-20-10”, ritenendo quest’ultimo non universale quindi non applicabile a ogni lavoratore. L’autore definisce il pervasive learning come “learning at the speed of the need trough the formal, informal and social learning”, apprendere alla velocità del bisogno attraverso l’apprendimento formale, informale e sociale. Dan Pontefract sostiene che impariamo attraverso tre fasi e che queste, a differenza del modello del “70-20-10”, contribuiscono allo stesso modo all’apprendimento finale, non c’è una modalità di apprendimento prevalente.

Pervasive Learning

  • Apprendimento Formale (33%): in questa categoria fanno parte tutti quei corsi che rilasciano un attestato di partecipazione o un titolo. Comprende i corsi strutturati, si sceglie di partecipare, di iscriversi al corso.
  • Apprendimento Informale (33%): comprende tutto ciò che viene appreso al di fuori dell’aula; è la conoscenza che ci costruiamo vivendo tutti i giorni, risolvendo dei problemi, navigando, parlando con gli altri. È ciò che viene appreso in modo inaspettato, non programmato. L’apprendimento formale può essere paragonato al prendere un autobus, ci sono degli orari precisi, il percorso è stabilito. L’apprendimento informale invece è come prendere una macchina, si può partire quando si vuole, si può decidere a che velocità andare e si sceglie la rotta del viaggio.
  • Apprendimento Sociale (33%): riguarda l’apprendimento attraverso gli altri, tramite l’osservazione e la ripetizione delle azioni. Si apprende grazie al modellamento e alla ripetizione, si impara imitando le azioni e i modelli che attuano gli altri. Comprende anche tutto ciò che viene appreso tramite la condivisione di informazioni, sia on-line sia in presenza.

Secondo il modello del “Pervasive Learning” l’apprendimento avviene in modo circolare. La conoscenza formale viene approfondita, modificata tramite l’esperienza, l’agire quotidiano, l’avvento di un problema, l’aiuto degli altri. Ciò che apprendiamo dai corsi formali non è un sapere che rimane fisso, immutabile, ma tramite lo scambio e la condivisione viene approfondito, modificato, arricchito. Dan Pontefract ha introdotto un nuovo modo di vedere l’apprendimento: da evento singolo ad apprendimento continuo, basato sulla collaborazione e la condivisione.  La maggior parte di ciò che impariamo avviene al di fuori della classe, al di fuori dei contesti formali. Abbiamo la possibilità di apprendere al nostro passo, imparare quando vogliamo e come vogliamo. Se si è interessati ad approfondire una tematica abbiamo un’ampia scelta per farlo, per esempio informarsi on-line, iscriversi a un corso o leggere un libro. Tramite il “Pervasive Learning” si migliora l’apprendimento fornendo un ambiente collaborativo. La conoscenza è vista come un costrutto sociale. Il discente è al centro dei processi di apprendimento, l’interazione e l’azione diventano fondamentali e i lavori di gruppo di primaria importanza. Tutto gira attorno allo scambio d’idee, d’informazioni. La condivisione ha un duplice ruolo, approfondire le tematiche apprese in modo formale e formalizzare ciò che si è imparato nella quotidianità.

Se si compara il “Pervasive Learning” all’utilizzo che facciamo oggi di internet e dei  social networks ci si rende subito conto di quanto questi strumenti siano allineati con il modello. Ormai la condivisione è diventata la normalità. Con l’avvento dei social networks tutti noi postiamo, leggiamo e commentiamo contenuti. Senza magari neanche rendercene conto facciamo parte di alcune community on-line, per esempio i gruppi su Facebook. I social networks sono diventati un mezzo di scambio di informazioni, un luogo in cui si apprende in modo spontaneo. Vengono condivise informazioni, noi le leggiamo e ci creiamo un’opinione, magari commentiamo esprimendo la nostra idea, o magari leggendo un contenuto ci viene voglia di approfondire la tematica. Viviamo in un mondo in cui la condivisione d’informazioni è diventata il nostro pane quotidiano. Lo scambio d’idee, di contenuti può portare le persone a ragionare sugli stessi,  a confrontarsi sulle best practices, a scoprire nuovi punti di forza e di debolezza. Perché quindi non sfruttare le potenzialità di questi strumenti? Perché non prendere spunto da questi tools e applicarli anche in ambito lavorativo?

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Creare dei luoghi, delle piattaforme in cui si possano riprodurre le dinamiche dei social networks potrebbe essere utile per creare un ambiente di cooperazione. La condivisione d’informazioni, d’idee, di opinioni tra colleghi può portare questi a ragionare sulle proprie conoscenze, a scoprire i propri punti deboli e di forza; si possono individuare tematiche di miglioramento e soprattutto imparare dagli altri. Il confronto può portare anche a trovare delle soluzioni creative e innovative. Una persona può scoprire di essere interessato a un argomento e può decidere di approfondirlo, può anche prendere spunto dalle best practices dei colleghi e magari agevolarsi il lavoro. L’utilizzo di questi strumenti aiuta quindi le persone a formalizzare ciò che hanno appreso nella vita quotidiana. Tutto ciò che si impara al di fuori dall’aula viene in questo modo formalizzato. Inoltre l’utilizzo di spazi di condivisione di idee può essere utile anche agli stessi capi, i quali possono prendere spunto dalle tematiche trattate per proporre corsi di approfondimento ma possono anche individuare delle lacune, dei malesseri e proporre delle soluzioni. Si può quindi creare uno spazio che permetta alle persone di aiutarsi assieme ad aiutarsi.

Per avere dei riscontri positivi dall’utilizzo di questi strumenti ci deve essere un alto livello di partecipazione. Si riesce a creare un ambiente cooperativo se si condividono informazioni, se si commenta, se si partecipa, se un gruppo di persone è quindi attivo. Ancora una volta la gamification può esserci d’aiuto. Utilizzando le logiche del gioco si possono incentivare le persone alla partecipazione. Utilizzare un sistema che da punti per ogni interazione (post, commenti, likes), o premiare i contributi migliori può portare i colleghi a uscire dal loro porto sicuro ed esprimere la loro opinione. La creazione di classifiche può aumentare la competitività; e se si mettono in palio dei premi per i primi classificati, le persone punteranno a vincere contribuendo sempre di più.

La gamification è fatta di logiche semplici ma di enormi potenzialità: hanno il potere di far uscire le persone dalla loro bolla sicura e di spingerle a mettersi in gioco.